Fare il gallo sopra l'immondizia

Possiamo guardare i presocratici in due modi: come i filosofi della soglia tra un mondo (cultura come visione di mondo) e un altro, oppure come l’inizio della storia del pensiero filosofico.

Nel primo caso essi sono da assimilare a Giano, il dio bifronte che guarda contemporaneamente il passato e il futuro. Nel secondo caso sono il germe primitivo ancora non maturo, per certi versi scintille lontane di quello che diventerà il fuoco della filosofia.

Come Giano i presocratici possono darci indicazioni sul prima e sul dopo, come nascita del pensiero filosofico, invece, il nostro interesse è lo stesso di quello che abbiamo guardando le foto dei nostri primi passi nella vita: guarda, anche io sono stato bambino.

E noi, che ci troviamo, culturalmente parlando, sulla soglia di una nuova svolta di pensiero, siamo sfidati, anche rischiando di diventare schizofrenici: sentirci come Giano oppure, come triste e pomposa alternativa, guardarci come l’ulteriore sviluppo di una cultura potentissima ma ormai già vecchia, decadente, violenta e malata. Giano oppure ‘o gallo ‘ncopp’ a munnezza.

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Qualche parola su di me e su questo blog

Dovrei passare un po’ di tempo in più con me, prima. Con la mia scrittura. Ma una piccola presentazione voglio pur farla. Ecco, io sono, prima di tutto, e, forse, soltanto questo, uno scrittore. Ma non uno scrittore come normalmente si penserebbe di un uomo, o di una donna, quando si presenta come scrittore, o come scrittrice. Innanzitutto non uno scrittore nel senso di artista, come chi si inventa delle storie e poi le sa raccontare in forma scritta. Ecco, non in questo senso, sicuramente alcune volte invento storie, ma queste storie sono sempre vere, nel senso di vissute. Inoltre, non so se fa parte delle mie capacità il saperle raccontare. E neanche uno scrittore che scrive saggi, scientifici o filosofici, anche se qualcuno potrebbe avvertire un po’ del racconta-storie e un po’ del filosofo nel mio scrivere.

Ma forse in questo posso specchiarmi: che anche il mio scrivere è un percorso di conoscenza, un percorso semplice, lento, che il più delle volte mi vede passivo, che non ambisce alla verità e, soprattutto, non cerca la salvezza (quale salvezza? Da chi? Da cosa?).

E poi, un’altra cosa, io non ho altro da fare se non scrivere, come se fossi nato solo per questo, non dico che scrivo e basta, ho una vita sociale abbastanza attiva, incontro persone e faccio cose, ma sembra che tutto questo incontrare persone e fare cose siano anche loro inserite in qualche forme di scrittura. Niente a che fare con il resoconto, il ricordo, la necessità di archiviare o, peggio ancora, di lasciare in eredità, tutte queste cose per me sono più fumose del fumo, tanto da sentirle inesistenti, dall’altra parte del mio mondo. Eppure, quest’altra parte del mondo esiste, e così il mio testo può diventare resoconto, archivio e eredità. In che modo ciò possa accadere e se davvero questi miei testi saranno utili a qualcuno, di queste cose non so nulla, diciamo che non me ne occupo, per me non è importante.

So perfettamente che il nulla (il vuoto) è l’alleato più importante, e non il mostro da combattere. Per me questo blog è un esercizio, delle prove di caduta libera, bisogna imparare a cadere, per scoprire cosa nasconde la polvere, per chiedere e domandare alla povere, come suggerisce John Fante. E quale mondo è più ideale di questo per far ciò? Se non cadi da solo ci penserà lui a farti cadere, quindi tanto vale esercitarsi e imparare a cadere bene.